"Un'altra morte sul lavoro. Una vera e propria carneficina dall'inizio di quest'anno, sull'altare del profitto capitalista. Ma il nostro nuovo governo non si preoccupa minimamente di fare qualcosa per questo stillicidio di operai, preoccupato com'è a fermare l'invasione del nostro paese da parte di qualche decina di poveracci che scappano da fame e disperazione. Il capitalismo vive sulle spalle dei poveracci, siano essi italiani o immigrati, e difficilmente l'iperattivismo del leghista Ministro degli Interni Salvini potrà fermare questo processo promosso dal capitalismo imperialista internazionale. Ma gli show mediatici del Signor Salvini sono realizzati per mantenere alta l'attenzione sul suo progetto elettorale, ben lungi dall'affrontare e dal voler risolvere i problemi del paese, dato che la formazione politica della Lega è legata mani e piedi al capitalismo dominante e mai e poi mai si metterà contro quei poteri forti che vuol far credere di combattere. Quando i leghisti e soci parlano di sicurezza non parlano della sicurezza sui posti di lavoro o sulla sicurezza sociale di una piena occupazione tra le giovani generazioni, ma solo di sicurezza in termini di ordine pubblico, dove l'immigrato, grazie troppo spesso ad una informazione servile, è il capo espiatorio.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Due vittime della precarietà a Carrara e in Veneto
Riccardo Chiari, ROMA, 12.07.2018, “Il Manifesto”
Omicidi bianchi. Sotto le Apuane muore un giovane di 37 anni colpito da un blocco di marmo, aveva un contratto di soli sei giorni. Altra tragedia nel padovano, vittima un operaio di una ditta esterna che senza attrezzatura adatta smontava comunque un macchinario in fabbrica.
Una cava marmifera sulle Apuane
Questa
volta la tragedia a Carrara non è avvenuta in cava, ma in uno dei depositi dove
sono stoccati i blocchi di marmo in attesa di essere lavorati. Qui è morto Luca
Savio, 37 anni, operaio precario che stava lavorando con un contratto di soli
sei giorni, firmato il 9 luglio e in scadenza il 14. Savio, che lascia una
moglie e un figlio piccolo, era un “gruista”, ed è stato colpito al torace da
un blocco che, secondo la prima ricostruzione di carabinieri e tecnici della
Asl, si è improvvisamente spostato sul terreno dove era già stato calato.
La notizia della tragedia si è subito propagata nel comprensorio del marmo.
Allo sciopero spontaneo dei cavatori si sono uniti molti addetti del settore
impegnati nel trasporto e nella lavorazione del materiale lapideo. Oggi in
città ci sarà lutto cittadino, mentre la condizione di precarietà dell’operaio
ha colpito i sindacati, le forze politiche di sinistra e le istituzioni locali.
Dalla Cgil Toscana il segretario Mauro Fuso si chiede: “Dovremmo domandarci se
questo lavoratore, con un contratto di pochi giorni, abbia ricevuto la corretta
formazione sulla sicurezza nel lavoro, oppure se questa formula e la
conseguente precarietà non sia all’origine dell’infortunio mortale”. Mentre i
consiglieri regionali di Sì–Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti,
segnalano: “La Regione si è mossa per migliorare la sicurezza in questo
settore, ma occorre allargare il raggio di azione e intervento anche a quel che
accade nell’indotto del marmo: l’operaio lavorava per un’azienda che presta
deposito per conto terzi”.
Rilievi evidenziati anche dalla Cgil di Massa Carrara, e sul fronte politico da
Mdp, che con Enrico Rossi ha osservato: “C’è una proliferazione di
terzocontisti, e vengono fatti svolgere compiti diversi da quelli che un
lavoratore è chiamato a eseguire in base al contratto sottoscritto. L’assenza
di formazione adeguatasi presenta così come una conseguenza naturale, di fronte
alla quale non possiamo più chiudere gli occhi”. Per la Toscana la tragedia
odierna è stata la diciassettesima dall’inizio del 2018, con la terribile
costante di vittime in settori diversi ma sempre nella movimentazione di
carichi pesanti.
Nel corso della giornata poi un altro incidente mortale sul lavoro è avvenuto
nel padovano, alla Maus di Campodarsego, dove un 45enne modenese, titolare di
una ditta di manutenzione esterna, la Detto Fatto, è precipitato da
un’impalcatura. “Insieme ad altri due lavoratori – denuncia la Fiom Cgil – la
vittima era arrivata in azienda per la prima volta. I tre avevano cominciato lo
smontaggio di un macchinario anche se non era stato formalizzato il contratto
di lavoro. Per giunta non erano ancora dotati di tutta l’attrezzatura
necessaria, e questa era stata data loro dai dipendenti della Maus, altrimenti
non avrebbero potuto procedere nella mansione assegnata alla Detto Fatto”.